Monsieur 4000 ed Etna Bike day: quando il vulcano ha parlato il linguaggio delle biciclette
Domenica 2 agosto 2026, oltre duecento ciclisti hanno trasformato la Mareneve in un laboratorio di mobilità sostenibile, turismo lento e cultura della strada. La seconda edizione dell’Etna Bike Day conferma che un altro modo di vivere il vulcano è possibile.
Ci sono giornate che si misurano in chilometri, dislivello e tempi di percorrenza. E poi ce ne sono altre che lasciano un segno molto più profondo, perché riescono a cambiare la prospettiva con cui si guarda una strada. La seconda edizione dell’Etna Bike Day – Il Vulcano in Rosa, andata in scena domenica 2 agosto 2026 lungo la Strada Mareneve, appartiene senza dubbio a questa seconda categoria.
Per alcune ore il versante nord dell’Etna ha vissuto una trasformazione rara: niente automobili, niente motociclette, nessun rombo di motori. Solo il rumore delle ruote sull’asfalto, il respiro dei ciclisti e il silenzio del bosco. Un’esperienza che oltre duecento partecipanti hanno definito con una parola ricorrente: indimenticabile.

Una strada restituita alle persone
Da Linguaglossa al Rifugio Brunek, la chiusura temporanea della Strada Mareneve al traffico motorizzato ha permesso ai partecipanti di vivere l’Etna in una dimensione completamente diversa.
Non si è trattato soltanto di un evento sportivo, ma di una vera esperienza sensoriale.
“È stato bellissimo poter pedalare ascoltando solo la natura e i nostri respiri”, racconta una partecipante.
Un altro ciclista descrive così la giornata: “Pedalare su quella salita immersi nella natura e nel silenzio è stata un’esperienza fantastica.”
Parole che trovano eco in numerose testimonianze raccolte al termine della manifestazione, dove emerge un elemento comune: l’assenza del traffico ha restituito ai ciclisti sicurezza, serenità e la possibilità di godere pienamente dell’ambiente naturale.
“Il silenzio rotto solo dal nostro respiro”, scrive una partecipante, ricordando quanto sia raro poter affrontare la Mareneve senza il continuo passaggio di moto che, soprattutto nei fine settimana estivi, caratterizzano questo tratto di strada.
Un progetto che guarda oltre la singola giornata
La 2^ edizione dell’’Etna Bike Day fa parte della storica Monsieur 4000, la manifestazione organizzata dall’ASD Siciliainbici, che quest’anno compie 19 anni.
L’edizione 2026 ha visto 90 iscritti affrontare la celebre sfida delle tre salite etnee:
- 23 ciclisti hanno completato il percorso “Monsieur 1600” (80 km e circa 1.600 metri di dislivello);
- 32 hanno conquistato il “Monsieur 3000”, affrontando anche la durissima salita del Salto del Cane sotto la pioggia;
- 35 hanno concluso l’intero “Monsieur 4000”: 180 chilometri e oltre 4.600 metri di dislivello, ottenendo l’omologazione del brevetto Audax Randonneur Italia.
Parallelamente, però, il tratto da Linguaglossa al Rifugio Brunek si è trasformato in qualcosa di diverso: un grande evento aperto a tutti, capace di richiamare oltre duecento persone desiderose semplicemente di vivere il piacere di pedalare in sicurezza.
È questa la peculiarità del Monsieur 4000 condivisa dall’Etna Bike Day, non un evento competitivo, ma una manifestazione che mette al centro il territorio, la condivisione e il diritto di utilizzare la strada in modo diverso.
Il Vulcano in Rosa
L’iniziativa rientra nelle attività della Rete Rosa Sicilia, progetto nato per promuovere il ciclismo femminile come strumento di inclusione, salute, cittadinanza attiva ed emancipazione.
Come spiega Linda Barnobi, vicepresidente di ASD Siciliainbici, molte ragazze abbandonano il ciclismo durante l’adolescenza a causa di ostacoli culturali e pratici: dalla mancanza di tecnici formati sulle specificità della fisiologia femminile fino alla percezione di insicurezza sulle strade.
Da qui nasce l’idea del “Vulcano in Rosa”: creare occasioni nelle quali donne e uomini possano pedalare insieme in un ambiente protetto, contribuendo a costruire una cultura ciclistica più inclusiva.
Un messaggio che va ben oltre il semplice evento sportivo e guarda al futuro della mobilità e del turismo siciliano.
Un lavoro corale
Dietro il successo della manifestazione c’è una rete di collaborazioni che dimostra quanto il ciclismo possa diventare un progetto condiviso.
L’organizzazione di ASD Siciliainbici, guidata dall’impegno di Linda Barnobi, ha potuto contare sul supporto della Rete Rosa Sicilia PuntoZero, di CSAIN Ciclismo Sicilia, delle amministrazioni coinvolte, del Comune di Linguaglossa, del Comune di Santa Venerina, della Città Metropolitana di Catania, del Parco Ciclistico dell’Etna e delle numerose realtà partner che hanno creduto nell’iniziativa.
Fondamentale anche il lavoro delle scorte dell’AEOP – Associazione Europea Operatori Polizia – che hanno garantito la sicurezza lungo l’intero percorso, insieme ai volontari impegnati nell’assistenza tecnica, sanitaria e nei punti ristoro.
Le polemiche e una riflessione
Come spesso accade quando si sperimentano nuovi modelli di utilizzo dello spazio pubblico, non sono mancate alcune critiche per la temporanea chiusura della strada.
Una parte dei commenti ha lamentato il disagio provocato dall’interdizione al traffico per alcune ore.
Eppure i numeri raccontano un’altra storia.
Non quindici biciclette, come qualcuno ha sostenuto, ma oltre duecento persone hanno riempito la Mareneve, dimostrando che esiste una domanda concreta di mobilità ciclistica e di turismo sostenibile.
La questione, in fondo, va oltre il singolo evento.
Può una strada di montagna essere destinata, almeno in alcune giornate dell’anno, alle persone prima che ai motori?
L’esperienza dell’Etna Bike Day suggerisce che la risposta possa essere positiva.
Una nuova idea di turismo sull’Etna
Tra i commenti dei partecipanti emerge una proposta ricorrente: rendere periodicamente una delle strade dell’Etna accessibile esclusivamente alle biciclette.
Non si tratta di una provocazione, ma di una visione che molte aree alpine europee hanno già sperimentato con successo.
Il cicloturismo rappresenta oggi uno dei comparti turistici con la crescita più rapida in Europa, capace di generare ricadute economiche diffuse per rifugi, alberghi, ristoranti, attività commerciali e servizi locali.
L’Etna possiede tutte le caratteristiche per diventare una destinazione di riferimento internazionale: paesaggi unici, salite leggendarie, clima favorevole per gran parte dell’anno e un patrimonio naturalistico riconosciuto dall’UNESCO.
Manifestazioni come l’Etna Bike Day mostrano che la domanda esiste già.
Un chilometro alla volta
L’immagine che resta al termine della giornata non è quella di una classifica o di un cronometro.
È quella di centinaia di biciclette che salgono lentamente verso il vulcano, immerse nel silenzio del bosco.
È la dimostrazione concreta che la strada può diventare uno spazio condiviso, dove sport, ambiente, turismo e comunità convivono senza conflitto.
La Sicilia, per un giorno, ha mostrato un volto diverso.
E forse è proprio questo il risultato più importante dell’Etna Bike Day: aver dimostrato che una mobilità più sostenibile non è un’utopia, ma un progetto possibile.
Un chilometro alla volta. Una pedalata alla volta.

















